Thursday, July 09, 2009
Piscina
"Notevole!" disse il notaio sul trampolino, notando il deretano della nuotatrice a rana.
"Noioso." intuì a naso la natante musa dell'annotazione, allontanandosi dalla pedana.
"Noioso." intuì a naso la natante musa dell'annotazione, allontanandosi dalla pedana.
Friday, June 26, 2009
Ora potrai cantare con gli angeli
L'entusiasmo per i recenti successi personali (Akron Le Guerrier, Soleil, 48 pag, Colore, 12.90 nelle migliori librerie di Francia, Belgio e Svizzera francofona, nonchè in vendita su tutti i migliri portali commerciali) è stato stroncato dal lutto per la scomparsa di Michy.
Non ti dimenticheremo mai, spirito bambino, ballerino delle emozioni, cantore dei più piccoli, in una parola Artista. Riposa in Pace.
Non ti dimenticheremo mai, spirito bambino, ballerino delle emozioni, cantore dei più piccoli, in una parola Artista. Riposa in Pace.
Monday, June 22, 2009
Saturday, June 13, 2009
...in arrivo al binario 7...
La disordinata processione lo sfiorò, ignorandolo. I viaggiatori defluirono, fino ad esaurirsi con gli ultimi scesi. Pensava ci fosse qualcosa di sbagliato nelle stazioni termini, di antieconomico, di fascista forse. Un'arteria che porta il sangue in un vicolo cieco, isolandolo dal resto del sistema circolatorio.
Come se alcuni luoghi potessero permettersi di non essere di passaggio.
In questo caso però l'assenza di scale e sottopassi, che impediva ai passeggeri di allontanarsi dal binario in direzioni incontrollabili, aveva una sua precisa utilità: lo rendeva vedetta infallibile.
Non era scesa da quel treno. Se anche lui non l'avesse vista, prospetticamente occultata da quel ciccione con la pipa, o dal compatto gruppo di giovani atlete eccitate dal pensiero della gara imminente, lei lo avrebbe sicuramente scorto, e attirato la sua attenzione.
Invece era solo, fermo alla testa di un binario che conduceva ovunque.
Mentre gli addetti delle pulizie salivano con scope e sacchi di plastica di un verde improbabile, cambiò idea sulle stazioni termini: permettevano di accedere al sistema circolatorio senza complessi di inferiorità. Si partiva con il viaggio stesso, senza riceverlo usato da altri sogni.
La vide correre verso di lui ridendo. Perse qualcosa dalla borsa, si fermo piroettando, raccolse l'oggetto, ricominciò a correre. Gli si fermò davanti. La tracolla le spostava la maglia scoprendole una spalla. Il cellulare in una mano, e un sacchetto nell'altra. Gli occhi gonfi e un segno rosso sulla guancia.
"Mi ero addormentata, mi ha svegliato il tipo che pulisce!"
"Dammi un bacio."
"No, ho dormito, ho la bocca cattiva."
"Non mi importa."
Come se alcuni luoghi potessero permettersi di non essere di passaggio.
In questo caso però l'assenza di scale e sottopassi, che impediva ai passeggeri di allontanarsi dal binario in direzioni incontrollabili, aveva una sua precisa utilità: lo rendeva vedetta infallibile.
Non era scesa da quel treno. Se anche lui non l'avesse vista, prospetticamente occultata da quel ciccione con la pipa, o dal compatto gruppo di giovani atlete eccitate dal pensiero della gara imminente, lei lo avrebbe sicuramente scorto, e attirato la sua attenzione.
Invece era solo, fermo alla testa di un binario che conduceva ovunque.
Mentre gli addetti delle pulizie salivano con scope e sacchi di plastica di un verde improbabile, cambiò idea sulle stazioni termini: permettevano di accedere al sistema circolatorio senza complessi di inferiorità. Si partiva con il viaggio stesso, senza riceverlo usato da altri sogni.
La vide correre verso di lui ridendo. Perse qualcosa dalla borsa, si fermo piroettando, raccolse l'oggetto, ricominciò a correre. Gli si fermò davanti. La tracolla le spostava la maglia scoprendole una spalla. Il cellulare in una mano, e un sacchetto nell'altra. Gli occhi gonfi e un segno rosso sulla guancia.
"Mi ero addormentata, mi ha svegliato il tipo che pulisce!"
"Dammi un bacio."
"No, ho dormito, ho la bocca cattiva."
"Non mi importa."
Thursday, March 26, 2009
quando non si sa che fare #3
Mantenne il passo rapido e deciso per un centinaio di metri, poi si rese conto che stava iniziando a credere alla sua messinscena. Rallentò.
Diretto da Hitchcok, recitava la Storia della sua umanità.
Come tutti, finiva per convincersi che vi fosse davvero un copione a cui attenersi. Pensava di aver davvero qualcosa da fare, obbiettivi da raggiungere, luoghi che richiedevano la sua presenza, denaro per acquistare caffè.
Hitchcock e l'umanità raccontano sempre la stessa storia: un uomo, per motivi imperscrutabili o futili, viene inseguito e braccato fino a che non impazzisce, o muore.
Si aggiunge un lieto fine posticcio, e il successo è assicurato.
Attese il verde, attraversò il grande viale, per raggiungere un altro bar dove sedersi e comprare un cappuccino, ma un pirla con un SUV nero doveva recitare più fretta della sua, così non si fermò al rosso e lo investì. Poi proseguì la sua corsa, inseguito da Hitchcock.
Morì pochi secondi dopo essere atterrato sull'asfalto, suo ultimo pensiero fu una considerazione oziosa sul colore orribile delle tapparelle del palazzo alla sua destra.
Ma poi è andato in paradiso e il guidatore del suv era quasi sicuramente rumeno e la giustizia è già sulle sue tracce.
Diretto da Hitchcok, recitava la Storia della sua umanità.
Come tutti, finiva per convincersi che vi fosse davvero un copione a cui attenersi. Pensava di aver davvero qualcosa da fare, obbiettivi da raggiungere, luoghi che richiedevano la sua presenza, denaro per acquistare caffè.
Hitchcock e l'umanità raccontano sempre la stessa storia: un uomo, per motivi imperscrutabili o futili, viene inseguito e braccato fino a che non impazzisce, o muore.
Si aggiunge un lieto fine posticcio, e il successo è assicurato.
Attese il verde, attraversò il grande viale, per raggiungere un altro bar dove sedersi e comprare un cappuccino, ma un pirla con un SUV nero doveva recitare più fretta della sua, così non si fermò al rosso e lo investì. Poi proseguì la sua corsa, inseguito da Hitchcock.
Morì pochi secondi dopo essere atterrato sull'asfalto, suo ultimo pensiero fu una considerazione oziosa sul colore orribile delle tapparelle del palazzo alla sua destra.
Ma poi è andato in paradiso e il guidatore del suv era quasi sicuramente rumeno e la giustizia è già sulle sue tracce.
Monday, March 23, 2009
quando non si sa che fare #2
Rientrò nel bar con un espressione teatralmente contrariata; scuotendo la testa raccolse la borsa da sotto il bancone; guardando l'uomo calvo dietro la cassa allargò le braccia e alzò le spalle; uscì senza rallentare mai il passo, come se questo inconveniente potesse pregiudicare una sua imprescindibile puntualità.
Saturday, March 21, 2009
quando non si sa che fare #1
Si muoveva male, sembrava storto, nel posto sbagliato, come i fili d'erba nelle spaccature dell'asfalto. Tratteneva la pipì già da qualche minuto, così, indeciso anche nell'alzarsi dalla panchina, andò verso il bar.
"Un caffè... macchiato, grazie".
Entrò nel bagno sbattendo la borsa a tracolla contro la porta scorrevole ma non abbastanza, e se la chiuse alle spalle senza preoccuparsi di mettere il fermo.
Ritornò al bancone, dove trovò il suo caffè. Appoggiò la borsa a terra per poter bere l'espresso come se segnasse davvero un momento di raccoglimento e pausa, nel quale ritrovare energia e piacere nel vivere. Lo zuccherò abbondantemente, lo bevve senza prima mescolarlo, e poi gustò le due cucchiaiate del deposito, come un premio per la sopportata amarezza.
Pagò, uscì, si alzò il bavero del cappotto recitando e ricominciò ad attendere.
"Un caffè... macchiato, grazie".
Entrò nel bagno sbattendo la borsa a tracolla contro la porta scorrevole ma non abbastanza, e se la chiuse alle spalle senza preoccuparsi di mettere il fermo.
Ritornò al bancone, dove trovò il suo caffè. Appoggiò la borsa a terra per poter bere l'espresso come se segnasse davvero un momento di raccoglimento e pausa, nel quale ritrovare energia e piacere nel vivere. Lo zuccherò abbondantemente, lo bevve senza prima mescolarlo, e poi gustò le due cucchiaiate del deposito, come un premio per la sopportata amarezza.
Pagò, uscì, si alzò il bavero del cappotto recitando e ricominciò ad attendere.
Wednesday, February 11, 2009
L'inserviente non ha dubbi: "Eluana è resuscitata!"
Subito smentite dal procuratore di Trieste, le dichiarazioni dell'addetto alla pulizia dell'obitorio dell'ospedale civile santa Maria della Misericordia: "Era in piedi, mi ha sorriso e poi ha aperto la porta e se n'è andata".
Dichiarazione choc già però confermata da voci che sembrano provenire dalle alte sfere del Vaticano, il presidente Angelo Bagnasco commenta: "...del resto, lo lasciò detto anche Lazzaro:
- Mettetemi bende pulite, che non si sa mai! -" .
Dichiarazione choc già però confermata da voci che sembrano provenire dalle alte sfere del Vaticano, il presidente Angelo Bagnasco commenta: "...del resto, lo lasciò detto anche Lazzaro:
- Mettetemi bende pulite, che non si sa mai! -" .
Tuesday, January 27, 2009
Saturday, January 10, 2009
Aperitivo
Il tempo sembrava sempre più che sufficiente, le scadenze mai così impellenti. L’esperienza l’aveva convinto che quando arrivava, non importava quanto in ritardo, c’era sempre ancora qualcuno da aspettare. Quando finiva qualcosa, fondamentale a consegnarsi per una certa data secondo chi lo chiedeva, restava poi inutilizzato per settimane, mesi, a volte per sempre.
Si atteneva quindi ad una semplice massima:
“se lo faccio, lo faccio quando cazzo mi pare”.
Era sostenuto in questo proposito dall’effettivo lassismo della nazione in cui risiedeva.
In un paese civile si sarebbe comportato in maniera diversa. Forse no, ma probabilmente sarebbe finito sotto un ponte, solo e disperato.
Invece era circondato da numerosi amici, ben felici di veder scomparire le loro numerose mancanze, paragonandole all’enorme mole di lavoro inevaso di cui parlava con il sorriso sulle labbra, una sigaretta in una mano e un Negroni nell’altra.
Gli amici si lamentavano di tutta la fatica che dovevano sopportare, ogni giorno, negli uffici, e di quante scocciature dovessero poi gestire nella casella e-mail, invasa da richieste di amicizia da parte di lavoratori stanchi come loro.
Lui no, ammetteva di non fare niente, ogni giorno.
Non aveva neanche aperto una pagina su uno di quei siti di bulimia comunicativa, per poter dire, quando incontrava i bulimici: “io non ne ho bisogno”.
Diventando immediatamente un rivoluzionario conformista, di quelli che piacciono ai borghesi: diversi ma non troppo, originali, eccentrici, ma comunque pronti a bere alcolici e spiluccare in locali del centro.
Quando sopra alla sua Punto si schiantò contro un platano, tutti si stupirono. Perché correva così forte, ad un ora così tarda, un mercoledì notte?
Proprio lui che non si preoccupava mai di arrivare in orario, che appuntamento lo costrinse a fare i 140 in quella curva?
Aprirono una pagina in sua memoria, poi lo dimenticarono, perché non era mai connesso.
Si atteneva quindi ad una semplice massima:
“se lo faccio, lo faccio quando cazzo mi pare”.
Era sostenuto in questo proposito dall’effettivo lassismo della nazione in cui risiedeva.
In un paese civile si sarebbe comportato in maniera diversa. Forse no, ma probabilmente sarebbe finito sotto un ponte, solo e disperato.
Invece era circondato da numerosi amici, ben felici di veder scomparire le loro numerose mancanze, paragonandole all’enorme mole di lavoro inevaso di cui parlava con il sorriso sulle labbra, una sigaretta in una mano e un Negroni nell’altra.
Gli amici si lamentavano di tutta la fatica che dovevano sopportare, ogni giorno, negli uffici, e di quante scocciature dovessero poi gestire nella casella e-mail, invasa da richieste di amicizia da parte di lavoratori stanchi come loro.
Lui no, ammetteva di non fare niente, ogni giorno.
Non aveva neanche aperto una pagina su uno di quei siti di bulimia comunicativa, per poter dire, quando incontrava i bulimici: “io non ne ho bisogno”.
Diventando immediatamente un rivoluzionario conformista, di quelli che piacciono ai borghesi: diversi ma non troppo, originali, eccentrici, ma comunque pronti a bere alcolici e spiluccare in locali del centro.
Quando sopra alla sua Punto si schiantò contro un platano, tutti si stupirono. Perché correva così forte, ad un ora così tarda, un mercoledì notte?
Proprio lui che non si preoccupava mai di arrivare in orario, che appuntamento lo costrinse a fare i 140 in quella curva?
Aprirono una pagina in sua memoria, poi lo dimenticarono, perché non era mai connesso.
Thursday, January 01, 2009
Tre Donne
Una è alta, ma ha tacchi. Cappotto rosso. Viso da ragazzina sana del nord ovest europeo, senza trucco. Lunghi capelli castani raccolti mollemente. Il cappotto aperto su un vestito con ampio scollo non volgare: magra ma tonda. I suoi movimenti sono rapidi e armoniosi, ingenui e al contempo consapevoli, seguono cassa rullante e charleston. Non c’è nient’altro da seguire nel flusso ininterrotto di remix demenziali che appianano ed eliminano ogni spunto interessante dei già banali brani d’origine.
Una è bassa, asiatica, viso lungo e austero, capelli mossi, vestita sportiva, senza ricercatezze. Tiene semplicemente il tempo con il corpo, ma al contrario della maggior parte dei presenti, ubriachi in piumino e cuffia di lana, lo fa con discrezione e gusto.
Una è alta, ma non ha tacchi. I capelli neri raccolti in un’acconciatura che gli lascia una frangetta e produce un grazioso cespuglio sulla sua nuca. Il viso era da bimba, ma il trucco la trasforma in una bambola di ceramica un po’ impolverata. Magra. Un cappottino nero, damascato, con pizzi in fondo alle maniche, la maglia nera con scollo rettangolare, i pantaloni neri sbuffano da stivali di pelle naturale.
Danza come se fosse nel suo soggiorno, ascoltando il suo flamenco preferito. Danza come una ballerina che non ha nulla da dimostrare. Decide lei il tempo del pezzo, dipinge con le mani i suoi desideri, e i remix si adattano alle sue esigenze. Non insegue e subisce la monotonia di battere e levare dell’intrattenimento industriale: li anticipa, li ignora, ne è artefice. Si nutre delle vibrazioni per dare luogo alla rappresentazione teatrale della sua anima, e non alla pretesa celebrazione del divertimento alcolico.
Tutto questo miracolosamente a tempo.
Le tre formano una fortezza, nella piazza di fianco al mercato della frutta e verdura in vetro e ghisa. La piazza è poco più di una strada, su un lato una copertura di acciaio e lamiere ondulate. La consolle sotto cui si assiepano gli appassionati della mediocrità è lontana, ma ad ondate gruppetti di maschi, oltre i 30 anni, sinuosi come plinti, si avvicinano alle tre.
Falene: abbacinati ma assolutamente inabili ad un contatto, vengono semplicemente ignorati dalla scogliera femminea. Si infrangono e poi, permalosi indifferenti, si allontanano.
Nessuno ringrazia per la possibilità esaudita di ancheggiare un istante al cospetto delle Parche, intente ad essere semplicemente se stesse.
Una è bassa, asiatica, viso lungo e austero, capelli mossi, vestita sportiva, senza ricercatezze. Tiene semplicemente il tempo con il corpo, ma al contrario della maggior parte dei presenti, ubriachi in piumino e cuffia di lana, lo fa con discrezione e gusto.
Una è alta, ma non ha tacchi. I capelli neri raccolti in un’acconciatura che gli lascia una frangetta e produce un grazioso cespuglio sulla sua nuca. Il viso era da bimba, ma il trucco la trasforma in una bambola di ceramica un po’ impolverata. Magra. Un cappottino nero, damascato, con pizzi in fondo alle maniche, la maglia nera con scollo rettangolare, i pantaloni neri sbuffano da stivali di pelle naturale.
Danza come se fosse nel suo soggiorno, ascoltando il suo flamenco preferito. Danza come una ballerina che non ha nulla da dimostrare. Decide lei il tempo del pezzo, dipinge con le mani i suoi desideri, e i remix si adattano alle sue esigenze. Non insegue e subisce la monotonia di battere e levare dell’intrattenimento industriale: li anticipa, li ignora, ne è artefice. Si nutre delle vibrazioni per dare luogo alla rappresentazione teatrale della sua anima, e non alla pretesa celebrazione del divertimento alcolico.
Tutto questo miracolosamente a tempo.
Le tre formano una fortezza, nella piazza di fianco al mercato della frutta e verdura in vetro e ghisa. La piazza è poco più di una strada, su un lato una copertura di acciaio e lamiere ondulate. La consolle sotto cui si assiepano gli appassionati della mediocrità è lontana, ma ad ondate gruppetti di maschi, oltre i 30 anni, sinuosi come plinti, si avvicinano alle tre.
Falene: abbacinati ma assolutamente inabili ad un contatto, vengono semplicemente ignorati dalla scogliera femminea. Si infrangono e poi, permalosi indifferenti, si allontanano.
Nessuno ringrazia per la possibilità esaudita di ancheggiare un istante al cospetto delle Parche, intente ad essere semplicemente se stesse.
Wednesday, December 10, 2008
Notte
Una donna si appoggia allo stipite di un portone, mi sembra stia cercando le chiavi ma poi mi accorgo che non è così, freno. La guardo. Fermo in mezzo alla strada sulla bici, in contromano, sotto una pioggerella sottile. E’ l’una e mezza di notte.
Lei è di spalle, immobile, sostenuta dalla porta.
Sento che inizia a piangere. Mi rassicuro. Se sta piangendo ed è ancora in piedi, non c’è bisogno di chiamare un’ambulanza. Riparto, e poco oltre un ragazzo in maglietta con una camicia di jeans aperta e l’aria abbattuta, si avvia riluttante verso la donna. Giro l’angolo e inizio a pensare a come scriverne.
Lei è di spalle, immobile, sostenuta dalla porta.
Sento che inizia a piangere. Mi rassicuro. Se sta piangendo ed è ancora in piedi, non c’è bisogno di chiamare un’ambulanza. Riparto, e poco oltre un ragazzo in maglietta con una camicia di jeans aperta e l’aria abbattuta, si avvia riluttante verso la donna. Giro l’angolo e inizio a pensare a come scriverne.
Wednesday, December 03, 2008
Andare per boschi
Andare per boschi, cercare funghi per abitudine, nella stagione sbagliata.
Trovare un porcino sano, sotto un castagno centenario, e chinandosi per raccoglierlo, scorgerne un altro, sotto le foglie fradicie, mangiucchiato su un lato ma fresco, e
un altro vicino a un tronco cavo abbattuto, scoprire che sono due.
Tornare a casa a prendersi le feste per quel tesoro inatteso.
Trovare un porcino sano, sotto un castagno centenario, e chinandosi per raccoglierlo, scorgerne un altro, sotto le foglie fradicie, mangiucchiato su un lato ma fresco, e
un altro vicino a un tronco cavo abbattuto, scoprire che sono due.
Tornare a casa a prendersi le feste per quel tesoro inatteso.
Sunday, November 23, 2008
Subway
Nel sottopassaggio, poco avanti a me, un signore sui cinquant’anni.
Si volta un attimo a guardarmi.
Quando lo sto per affiancare se ne esce con:
“L’altra sera c’erano due che dormivano qui”
Mi guarda. Rispondo con un espressione che sta a dire
”eh, lo so, c’è spesso qualcuno che dorme in questo
sottopassaggio, cosa ci vuole fare, la società ha una
struttura che porta all’emarginazione”
Non credo colga tutto questo nel mio viso.
Mi dice:
“Avevo quasi paura a passare”
“Finché dormono”, e intanto lo sorpasso.
Non ascolto più la sua risposta ingenuamente boffonchiante.
Sono anni che cammino in quel sottopassaggio,
a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Questa è l’unica volta in cui ho avuto paura.
Si volta un attimo a guardarmi.
Quando lo sto per affiancare se ne esce con:
“L’altra sera c’erano due che dormivano qui”
Mi guarda. Rispondo con un espressione che sta a dire
”eh, lo so, c’è spesso qualcuno che dorme in questo
sottopassaggio, cosa ci vuole fare, la società ha una
struttura che porta all’emarginazione”
Non credo colga tutto questo nel mio viso.
Mi dice:
“Avevo quasi paura a passare”
“Finché dormono”, e intanto lo sorpasso.
Non ascolto più la sua risposta ingenuamente boffonchiante.
Sono anni che cammino in quel sottopassaggio,
a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Questa è l’unica volta in cui ho avuto paura.
Tuesday, November 18, 2008
Questa notte sono uno scrittore funnky
Giro in città negre, nei locali dove si suona, nei locali dove si ascolta. In città che non ho mai visto.
d yu now uat ai min man!
Il basso lo senti con il ventre. Le donne suonano il basso con l’utero, e ci sanno fare.
Il wawa ti suona il cervello, va dritto al cervello.
I fiati ti accompagnano nei sogni e ti lasciano li, ricordandoti ogni momento che è solo un sogno.
Ma noi scrittori funky amiamo la cassa, il charleston e il rullante. Non serve nient’altro. Dammi il groove, uomo.
Tu, lady, parlami con il linguaggio del corpo. Questa notte sono uno scrittore che non scrive, sono uno scrittore che agita l’aria con le mani, e agita le femmine solo a guardarle.
oh yeah!
d yu now uat ai min man!
Il basso lo senti con il ventre. Le donne suonano il basso con l’utero, e ci sanno fare.
Il wawa ti suona il cervello, va dritto al cervello.
I fiati ti accompagnano nei sogni e ti lasciano li, ricordandoti ogni momento che è solo un sogno.
Ma noi scrittori funky amiamo la cassa, il charleston e il rullante. Non serve nient’altro. Dammi il groove, uomo.
Tu, lady, parlami con il linguaggio del corpo. Questa notte sono uno scrittore che non scrive, sono uno scrittore che agita l’aria con le mani, e agita le femmine solo a guardarle.
oh yeah!
Monday, November 17, 2008
La vita è una bufferia
Che bello sarebbe saltellare tra floride insenature di antichi torrenti e sdraiarsi su tappeti morbidi a rombi. Dormire finalmente sereni all’ombra di alberi alti ma che proiettano una piccola ombra. Come una casa bambina di scatoloni dentro la casa adulta di mattoni.
C’è sempre una tana più grande che contiene
la tana dove noi siamo Noi.
Le pareti possono essere gabbia, ma il tetto è sempre un abbraccio.
Anche se non lo sa, il cielo è Dio perché è l’abbraccio più grande che possiamo godere.
Un abbraccio che tuona, piove, scalda, illumina, fulmina e soffia. Il tetto più divertente che si possa immaginare.
C’è sempre una tana più grande che contiene
la tana dove noi siamo Noi.
Le pareti possono essere gabbia, ma il tetto è sempre un abbraccio.
Anche se non lo sa, il cielo è Dio perché è l’abbraccio più grande che possiamo godere.
Un abbraccio che tuona, piove, scalda, illumina, fulmina e soffia. Il tetto più divertente che si possa immaginare.
Friday, November 07, 2008
Scale
Scale
Scale
Scale
Le scale che stavo salendo tendevano a non finire mai. Al secondo piano avevo incontrato uno gnomo da giardino. Sul pianerottolo. Non mi sembrava una cosa normale, ma continuai a salire. Al sesto piano il ricordo dello gnomo era così vago che non sapevo più se fosse reale. Al nono piano mi fermai. Non ero più sicuro di dover salire così tanto.
Scesi di un piano e lessi tutte le targhette: uno studio dentistico (la rottura dell’ascensore non doveva essere piacevole per i pazienti. Scali otto piani e poi ti trapanano i denti, che culo!); il signor Gamberini; la famiglia Cuccioli - Scampati (ma almeno mettete prima Scampati...).
Non era li comunque. Ricominciai a salire, controllando tutte le targhette. Era anche un ottima scusa per rallentare un po’. Al tredicesimo piano mi toccai le palle. Al quindicesimo piano me le ero rotte definitivamente, insieme al fiato. Decisi di farla finita, evidentemente non era quello il palazzo. Aprii la finestra che dava sul cortile e mi buttai di sotto.
Scale
Scale
Le scale che stavo salendo tendevano a non finire mai. Al secondo piano avevo incontrato uno gnomo da giardino. Sul pianerottolo. Non mi sembrava una cosa normale, ma continuai a salire. Al sesto piano il ricordo dello gnomo era così vago che non sapevo più se fosse reale. Al nono piano mi fermai. Non ero più sicuro di dover salire così tanto.
Scesi di un piano e lessi tutte le targhette: uno studio dentistico (la rottura dell’ascensore non doveva essere piacevole per i pazienti. Scali otto piani e poi ti trapanano i denti, che culo!); il signor Gamberini; la famiglia Cuccioli - Scampati (ma almeno mettete prima Scampati...).
Non era li comunque. Ricominciai a salire, controllando tutte le targhette. Era anche un ottima scusa per rallentare un po’. Al tredicesimo piano mi toccai le palle. Al quindicesimo piano me le ero rotte definitivamente, insieme al fiato. Decisi di farla finita, evidentemente non era quello il palazzo. Aprii la finestra che dava sul cortile e mi buttai di sotto.
Tuesday, November 04, 2008
le cose in cui credo.
Sul treno non c’era più nessuno. Sapevo che quella era l’ultima fermata, così scesi con calma. Del resto non avevo da scaricare e trascinare enormi trolley. Solo una borsa e una giacca incastrata malamente nella tracolla. mi piace viaggiare leggero, se non fosse che non mi piace viaggiare, e che quello non era un viaggio. Nella borsa un paio di calze, due paia di mutande, una maglietta. Uno spazzolino da denti. Un pennarello a china 05, una matita H, (più è dura la matita meno devi farle la punta) un blocchetto ad anelli con copertina rigida quasi nuovo (ci si può scrivere in qualsiasi condizione). Un libro, un altro libro e un altro ancora. Praticamente niente, in particolare troppo poco da leggere. Comunque non avere niente riduce drasticamente le preoccupazioni. Io non avevo neanche un posto in particolare in cui andare, così uscito dalla stazione presi una strada facendo finta di sceglierla perché in discesa. Ma ero nella città dove sono nato e cresciuto, sapevo benissimo che portava al mare.
Ed è li che dovrei andare anche ora, a farmi terrorizzare dalla primitiva potenza del mare. L’unica cosa in cui anche io, che non credo in niente, credo.
Ed è li che dovrei andare anche ora, a farmi terrorizzare dalla primitiva potenza del mare. L’unica cosa in cui anche io, che non credo in niente, credo.
Monday, May 19, 2008
Il presentimento
Invece racconterò la storia di un amico, un conoscente di uno che ho visto qualche volta. Si chiama Gianluigi, o forse Dario. La sua storia è molto triste, o forse non si può dire, dire triste è come giudicare e non si giudica, che sta male. Stava male Dario, una notte molto calda e appiccicosa umidiccia, una notte che se non hai appena fatto sesso non ha senso essere così sudati ma sei sudato anche da solo. Era giù Gianluigi, solo e sudato e senza senso, ma chi ha senso in definitiva?
Molto meno senso della media comunque aveva quella notte Dario. Così usci, dormire era impossibile. Mi disse l’amico Giangi che ebbe un presentimento, prima di uscire.
Che sei uscito a fare allora? mi domandai io, ma non gli dissi nulla. “e lo sapevo che andava a finire così”, ma cosa sapevi? e se sapevi, perché hai taciuto omertoso! perché non fidarsi delle proprie sensazioni, se sono tali da riportarle nel racconto di un fatto? Ma i presentimenti sono sempre dei postsentimenti, aggiunte sinceramente false ad una narrazione da traduttori svogliati. Dopo quest’uscita di Giandario, che non pensai neanche di contestare, persi completamente interesse nell’aneddoto, perché se lui era vivo la storia non era abbastanza drammatica per essere interessante, e se ci sono di mezzo dei presentimenti non è neanche raccontata bene.
Mentre le parole di questo antipatico sconosciuto continuavano ad uscire dalla sua disgustosa bocca, trasformandosi nelle mie orecchie in un rumore avorio, io vidi il cielo.
Molto meno senso della media comunque aveva quella notte Dario. Così usci, dormire era impossibile. Mi disse l’amico Giangi che ebbe un presentimento, prima di uscire.
Che sei uscito a fare allora? mi domandai io, ma non gli dissi nulla. “e lo sapevo che andava a finire così”, ma cosa sapevi? e se sapevi, perché hai taciuto omertoso! perché non fidarsi delle proprie sensazioni, se sono tali da riportarle nel racconto di un fatto? Ma i presentimenti sono sempre dei postsentimenti, aggiunte sinceramente false ad una narrazione da traduttori svogliati. Dopo quest’uscita di Giandario, che non pensai neanche di contestare, persi completamente interesse nell’aneddoto, perché se lui era vivo la storia non era abbastanza drammatica per essere interessante, e se ci sono di mezzo dei presentimenti non è neanche raccontata bene.
Mentre le parole di questo antipatico sconosciuto continuavano ad uscire dalla sua disgustosa bocca, trasformandosi nelle mie orecchie in un rumore avorio, io vidi il cielo.
Thursday, March 27, 2008
The Go! Team
Monday, February 25, 2008
30 minuti 2000 pixel

Ho partecipato ad un concorso, e sono stato selezionato per la mostra dove saranno esposti i 40 lavori meritevoli: a Bologna dal 7 al 14 marzo, in occasione del festival Bilbolbul.
Quando Sam mi ha chiamato per dirmi che l'avevano selezionato, m'è preso un nervoso che non mi avevano chiamato... poi la sera hannno chiamato anche me.
Wednesday, January 30, 2008
Wednesday, September 12, 2007
Funerale di Pavarotti, seppellito in una bara bianca.
Grazie al tempestivo intervento della sicurezza è stato sventato l'attentato di un uomo, senza una gamba, armato di arpione.
Thursday, September 06, 2007
Friday, August 03, 2007
I concerti visti quest'estate (work in progress)
Sonic Youth
+ My Cat Is An Alien
11 luglio 2007 – Ferrara, Piazza Castello
La serata si apre con il gruppo spalla “My cat is an alien”, due scemi che pensano basti fare gli scemi per non sembrare scemi. Approntano un fastidioso teatrino con un muro di rumore che non comunica nient’altro che se stesso e si atteggiano a nerd invasati con pistole giocattolo fluorescenti, spade laser e pupazzetti. Decisamente un live mal riuscito. Si attirano l’odio più o meno sommesso del pubblico e poi ci lasciano ai Sonic.
Come da locandina i maestri del feedback eseguono Daydream Nation. La sessione è per la prima metà annichilente e compatta. Dopo una breve pausa i nostri ritornano più spensierati, hanno fatto il loro dovere, e si rilassano, in particolare Kim, che abbandona il basso e danza e canta come un ragazzina... o come solo una Donna può. Quasi trent’anni di carriera sulle spalle, e non sentirli!
Finite le due ore di concerto mi ritrovo imbambolato da suoni e visioni che i post-moderni sciamani hanno prodotto per tutta la serata con energia, rabbia e saggezza.
Muse
30 maggio 2007 - Firenze, Piazzale Michelangelo
Provo a farmi piacere la scenografia per i primi due pezzi, poi abbandono lo sforzo inutile di apprezzare una pacchianata di schermi e led che passa video in 3d realizzati così male da essere imbarazzanti.
La sezione ritmica va che è un piacere, la voce c’è, la chitarra fa il suo dovere.
I nuovi pezzi live non rendono, e dove speravo una definitiva svolta house, i tre stemperano invece di attaccare la cassa dritta e far ballare tutti.
Manca un reale coinvolgimento,dopo un ora e venti ci salutano, e tutti a casa.
Pizza notturna al Lupin ottima, ma non si può metterla nel bilancio del concerto.
Friday, April 06, 2007
cose

io e frnk abbiamo deciso di fare striscie quotidianamente, riprendendo un'idea di ormai un paio d'anni fa. vediamo per quanto perdureremo. le prime le trovate tutte qui
Friday, March 30, 2007
Monday, March 26, 2007
dico

Il disegno legislativo sulle unioni di fatto è "inaccettabile sul piano dei principi, ma anche pericoloso sul piano sociale ed educativo".
Monsignor Angelo Bagnasco, nuovo presidente delle Cei.
Naturalmente non c'è niente di male nel fatto che un idiota dica la sua, lo fanno tutti continuamente, io comunque spero che muoia presto, e che tutti i fedeli lo seguano il prima possibile. è un augurio, le loro anime potranno finalmente godere il paradiso. e qui l'aria diventerebbe più respirabile.
Tuesday, March 20, 2007
avanti
Tuesday, March 13, 2007
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